
Siamo Paolo, Stefania, Giulia e Riccardo e tutto è cominciato nell’estate del 2023 durante il nostro primo viaggio a Watamu e Malindi.
Sole caldo e acqua cristallina, safari e spiagge paradisiache erano il nostro sogno prima della partenza, ma la realtà al nostro arrivo è stata un’altra: pioggia e vento avevano cambiato tutti i nostri piani.
Così, parlando con lo staff del resort presso il quale alloggiavamo, abbiamo conosciuto Victor, il responsabile, che ci ha suggerito come attività alternativa una visita nei villaggi dell’entroterra e nelle scuole locali per un’immersione nella vita reale delle persone del posto.
Abbiamo seguito il consiglio e ci siamo ritrovati a camminare tra le case delle comunità, conoscendo famiglie, parlando con insegnanti e bambini, senza formalità, distanze o barriere, sentendoci fin da subito accolti.

È lì che abbiamo visto con i nostri occhi la cruda quotidianità di tante persone e la mancanza di bisogni essenziali, prima su tutti l’acqua. Victor ci ha raccontato che nei villaggi più piccoli gli aiuti faticano ad arrivare e che nemmeno le grandi associazioni spesso riescono a coprire le esigenze delle comunità più isolate.
Eppure, nessuno di loro ci ha mai chiesto soldi o aiuti. Quello che ci stavano mostrando era la loro realtà: nessun tentativo di convincerci a fare qualcosa per loro.
Di fronte a quella realtà il desiderio di agire si è fatto strada da solo.
Abbiamo subito comprato acqua e cibo per i bambini della scuola.
Il sorriso con cui ci hanno accolto quando siamo tornati ci ha scaldato il cuore, ma poi Victor ci ha detto una frase che ci è rimasta impressa: “Voi non dovete dargli il pesce, dovete insegnargli a pescare.”
Non era sufficiente distribuire acqua, bisognava riuscire a portarla nei villaggi in modo permanente e gratuito. La soluzione poteva essere solo una: costruire pozzi.
Victor ci ha spiegato tutto: modalità, costi e anche rischi, come ad esempio quello di costruire un pozzo su un’area privata, che avrebbe autorizzato i proprietari a chiedere di pagare per usarlo.
Mentre eravamo ancora in vacanza, nel villaggio di Sita, abbiamo costruito il nostro primo pozzo. Era e su un terreno accessibile e sicuro per tutta la comunità.
Al nostro rientro in Italia, abbiamo deciso che non poteva finire lì e che quel pozzo era stato solo l’inizio. Abbiamo fondato così Jambo-Kaka con l’obiettivo di portare acqua pulita a quante più persone possibile.
Da allora, siamo tornati in Kenya altre due volte, e grazie alle persone che hanno creduto in questo progetto e lo hanno sostenuto abbiamo costruito altri quattro pozzi: due nel luglio 2024, uno in un villaggio e uno in una chiesa, un altro ad agosto dello stesso e l’ultimo a inizio 2025, entrambi all’interno di chiese.
Oggi, Jambo-Kaka è una famiglia allargata che dall’Italia arriva fino in Kenya, grazie a Victor, un uomo straordinario che fa da ponte tra noi e il territorio, i nostri occhi e le nostre mani nei villaggi.
Abbiamo scritto le prime pagine ma vogliamo che questa storia vada avanti finché non ci sarà più bisogno di costruire pozzi.

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jambo.kakaassociazione@gmail.com
